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Lina Bo Bardi (1914 Roma – 1992 São Paulo) è riconosciuta come una delle figure più originali e influenti dell’architettura e del design del XX secolo, capace di attraversare con rigore intellettuale e profonda sensibilità culturale i campi della progettazione, del design industriale, dell’allestimento, del restauro e della scenografia.
La sua formazione si compie all’Università di Roma, dove si laurea nel 1939 in Architettura e inizia una prima fase professionale e critica a Milano, collaborando con importanti riviste come Domus e con figure di spicco come Gio Ponti e Carlo Pagani, sviluppando un impegno editoriale e teorico sul progetto e la città. Nel 1946, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si trasferisce in Brasile insieme al marito Pietro Maria Bardi, critico d’arte e direttore museale.
L’attività progettuale di Bo Bardi si caratterizza per una profonda integrazione tra modernismo internazionale e contesti culturali locali: la sua architettura è animata da una visione sociale e antropologica della disciplina, in cui spazi, materiali e modalità d’uso dialogano con la comunità e la vita collettiva. Un esempio emblematico di questa visione è il Museo di Arte di São Paulo (MASP): realizzato tra il 1957 e il 1968 sulla celebre Avenida Paulista, l’edificio è concepito come un volume sospeso su pilastri rossi, liberando al piano terreno spazi aperti per la città e introducendo un innovativo sistema espositivo con pannelli di vetro autoportanti per le opere d’arte. Tra i progetti emblematici dell’architetta figura anche la celebre Casa de Vidro a São Paulo (1951): concepita come residenza personale, questa abitazione sperimenta un uso audace del vetro e del cemento armato, fondendo architettura e paesaggio in una struttura leggera, sospesa sul pendio boscoso.
Oltre agli edifici di grande scala, Bo Bardi esplora il design di oggetti e arredi con la stessa curiosità innovativa. Tra le sue creazioni più celebri si segnala la Bowl Chair del 1951: una seduta semisferica orientabile che riflette l’idea di un rapporto spontaneo tra corpo umano e spazio, e che negli anni è stata riproposta da importanti produttori di design come esempio di modernità senza tempo.
La cifra progettuale di Lina Bo Bardi emerge così come un dialogo tra modernismo e tradizione, tra rigore costruttivo e sensibilità sociale, fondendo architettura, design e cultura in un corpus di opere che continua a influenzare il pensiero contemporaneo. Il suo contributo è stato celebrato postumo con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Architettura di Venezia 2021, sottolineando la portata internazionale e duratura del suo pensiero progettuale.
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