Enzo Mari (1931-2020) è stato una delle figure più carismatiche e intellettualmente provocatorie del design industriale del Novecento. Teorico, artista, grafico e progettista, ha improntato l'intera sua carriera su una visione etica, politica ed essenziale dell'oggetto, rifiutando categoricamente le logiche del mero consumo, dell'ostentazione formale e dell'obsolescenza programmata per mettere al centro la funzione pedagogica e sociale del progetto. La sua ricerca artistica, iniziata a partire dagli anni Cinquanta, si è tradotta in una produzione di elementi d'arredo iconici e utensili di uso quotidiano, caratterizzati da una geometria sobria, da una profonda onestà materiale e da una pulizia formale assoluta. Tra i suoi progetti più rivoluzionari spicca "Autoprogettazione" del 1974, un manuale e una proposta culturale con cui Mari offriva a chiunque le istruzioni e i disegni tecnici per costruire autonomamente i propri mobili a partire da semplici assi di legno e chiodi, promuovendo una presa di coscienza critica sulla qualità manifatturiera e sull'atto stesso del produrre. Vincitore di ben quattro premi Compasso d'Oro, Mari ha sempre concepito la bellezza non come un ornamento superfluo o un vezzo estetico, ma come l'inevitabile e spontanea conseguenza della verità strutturale e della giustizia sociale racchiuse in un oggetto ben pensato, lasciando un'eredità imprescindibile che invita a guardare al design non come a un'industria di prodotti esteticamente accattivanti, ma come a una forma elevata di trasformazione democratica della realtà quotidiana.