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Fondato a Milano nel 1957 da Bruno Danese e Jacqueline Vodoz, il marchio Danese rappresenta uno dei pilastri fondamentali e più emblematici della storia del design industriale italiano. Nato originariamente come laboratorio artigianale votato alla creazione di pezzi unici e opere d'artista, il brand ha intrapreso una profonda metamorfosi concettuale e produttiva grazie al decisivo incontro con figure del calibro di Bruno Munari ed Enzo Mari. Questa collaborazione straordinaria, estesa in seguito a progettisti di primo piano quali Achille Castiglioni e Angelo Mangiarotti, ha impresso una svolta cruciale, orientando la visione aziendale verso una produzione in serie capace di unire competenze formali, sperimentazione didattica e funzione d'uso accessibile a un pubblico più ampio. Attraverso oggetti divenuti vere e proprie icone della cultura materiale moderna, Danese si è affermato negli anni Sessanta e Settanta come un laboratorio culturale dinamico, attento sia alle esigenze pratiche dell'abitare e del lavoro sia al potenziale educativo e pedagogico dell'oggetto quotidiano. 
Dopo un periodo di ridefinizione segnato dalla cessione nel 1991 alla multinazionale Strafor-Facom, la svolta verso il nuovo millennio si è compiuta nel 1999 con l'acquisizione del marchio da parte di Carlotta de Bevilacqua. Tale passaggio ha permesso di riattivare l'eredità storica del marchio raccordandola con le necessità contemporanee, mediante l'integrazione di nuove tecnologie produttive, l'attenzione alla sostenibilità ambientale e l'apertura a visioni internazionali. 
Negli anni recenti, sotto direzioni artistiche d'eccellenza come quelle di Ron Gilad prima e di Giulio Iacchetti poi, il brand continua a rinnovarsi affrontando le sfide del progetto contemporaneo tra scala artigianale e dimensione industriale; preservando intatto il proprio patrimonio storico attraverso la riedizione curata di grandi classici e, al contempo, esplorando innovative soluzioni destinate ad armonizzare gli spazi dell'architettura e della vita contemporanea.